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Tasse OnlyFans in Italia: cosa devi dichiarare davvero

Dal team creator trans di Bunny Agency · Aggiornato · 10 min di lettura

Risposta rapida

In Italia i guadagni di OnlyFans sono reddito e vanno dichiarati. Se l'attività è abituale serve la partita IVA aperta prima di iniziare, con un codice ATECO e, se hai i requisiti, il regime forfettario: l'Agenzia delle Entrate lo consente fino a 85.000 euro di ricavi o compensi con un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività. Servono anche i contributi INPS. Questo non è un parere fiscale.

Punti principali

  • I soldi incassati su OnlyFans sono reddito imponibile in Italia se hai qui la residenza fiscale, anche se la piattaforma è estera, ti pagano in dollari e usi un nome d'arte.
  • La legge non fissa una soglia in euro che separa l'attività occasionale da quella abituale: l'obbligo di partita IVA nasce dall'abitualità dell'attività, non dal superamento di una cifra.
  • Nel regime forfettario il limite è 85.000 euro di ricavi o compensi ragguagliati ad anno; oltre i 100.000 euro il regime cessa subito e l'IVA è dovuta dalle operazioni che determinano lo sforamento (Agenzia delle Entrate).
  • L'imposta sostitutiva del forfettario è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività se ci sono i requisiti, e il reddito si calcola applicando ai ricavi il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO.
  • Non esiste un codice ATECO scritto per chi vende contenuti per adulti in abbonamento online: la scelta va motivata con un commercialista perché determina il coefficiente di redditività.
  • L'iscrizione al VIES riguarda le operazioni con soggetti stabiliti in altri Stati UE, quindi prima di chiederla devi sapere quale società ti sta effettivamente pagando.

Questo non è un parere fiscale. L'articolo spiega regole pubblicate e linka la fonte ufficiale di ciascuna, così puoi controllarle da sola. La tua posizione dipende da dettagli che un articolo non può vedere: falla confermare da un commercialista prima di muovere qualsiasi cosa. Le pagine citate sono state consultate a settembre 2026.

I soldi di OnlyFans si dichiarano?

Sì, e non c'è una versione più morbida. Se hai la residenza fiscale in Italia, quello che incassi da OnlyFans è reddito imponibile. Non cambia niente il fatto che ti paghino in dollari, che la società che gestisce la piattaforma sia estera, che tu usi un nome d'arte o che il denaro resti fermo nel saldo della piattaforma per settimane prima di arrivare in banca.

Chi cerca "onlyfans agenzia delle entrate" di solito ha in mente una domanda diversa e più concreta: devo aprire la partita IVA? La risposta dipende da come lavori, non da quanto guadagni, ed è il primo punto qui sotto.

Se stai ancora decidendo se questo lavoro regge economicamente, il lato dei ricavi è nella guida su quanto guadagna una creator trans su OnlyFans; il momento in cui il denaro lascia la piattaforma è spiegato in come prelevare i soldi da OnlyFans. Questa pagina comincia dove finiscono quelle due.

Quando serve la partita IVA?

Serve quando l'attività diventa abituale. Il sistema distingue il lavoro autonomo occasionale, sporadico e non organizzato, dall'esercizio abituale di un'attività di impresa, arte o professione, che richiede l'apertura della partita IVA prima di cominciare.

Il punto che manda fuori strada quasi tutti: la legge non fissa una cifra in euro che trasforma l'occasionale in abituale. Un numero circola in centinaia di post e viene ripetuto con grande sicurezza, ma riguarda l'obbligo contributivo sul lavoro autonomo occasionale, che è una regola diversa con conseguenze diverse. Usarlo come lasciapassare per non aprire la partita IVA è uno degli errori più costosi che si vedono in questo settore.

Gli indizi che contano sono comportamentali:

  1. Continuità. Pubblichi e incassi ogni mese, non una volta sola.
  2. Organizzazione. Attrezzatura, abbonamenti, un calendario editoriale, forse qualcuno che ti aiuta a gestire i messaggi.
  3. Promozione sistematica. Profili social che portano traffico alla pagina in modo pianificato.
  4. Stabilità del rapporto con la piattaforma nel tempo.

Una pagina OnlyFans tenuta viva con costanza assomiglia molto a un'attività abituale, e la maggior parte dei commercialisti la tratta così. Se i tuoi incassi sono piccoli e irregolari, porta i numeri veri a un professionista e chiedi una risposta motivata per iscritto. La scelta di non aprire la partita IVA esiste, ma non è gratis: se poi arriva una regolarizzazione, arriva con sanzioni e interessi.

Quale codice ATECO si usa per OnlyFans?

La risposta onesta è scomoda: non esiste un codice ATECO scritto per chi vende contenuti per adulti in abbonamento su internet. L'ATECO è la classificazione delle attività economiche curata dall'Istat, aggiornata con la versione ATECO 2025, e le sue voci descrivono settori economici tradizionali (Istat).

Nella pratica si usano codici che descrivono la produzione di contenuti audiovisivi, le attività artistiche o di spettacolo, oppure voci residuali di servizi, a seconda di come viene descritta l'attività e di chi presenta il modello. Nessuna di queste scelte è ovvia e nessuna è automaticamente sbagliata.

La scelta pesa per una ragione precisa: nel regime forfettario il codice ATECO determina il coefficiente di redditività, cioè la percentuale dei tuoi incassi che diventa reddito tassabile. Due codici plausibili possono produrre imponibili diversi a parità di fatturato. Prima di firmare il modello, chiedi al tuo commercialista tre cose: perché quel codice, quale coefficiente comporta e se ti colloca tra le imprese o tra i professionisti. Fattele scrivere.

Come funziona il regime forfettario

È il regime in cui finisce quasi tutta questa categoria all'inizio. L'Agenzia delle Entrate lo descrive come un regime che "prevede rilevanti semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili" e che consente "la determinazione forfetaria del reddito da assoggettare a un'unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste", riservato alle "persone fisiche che esercitano un'attività di impresa, arte o professione in forma individuale" (Agenzia delle Entrate).

Le cifre che puoi verificare sulla pagina dell'Agenzia:

Elemento Valore
Limite di ricavi o compensi 85.000 euro, ragguagliati ad anno
Soglia di cessazione immediata oltre 100.000 euro, con IVA dovuta dalle operazioni che determinano lo sforamento
Imposta sostitutiva 15%
Imposta sostitutiva ridotta 5% per i primi cinque anni di attività, se ci sono i requisiti
Spese per lavoro dipendente e assimilato non superiori a 20.000 euro lordi
Reddito imponibile ricavi × coefficiente di redditività (allegato n. 2 alla legge n. 145/2018)

Fonte: Agenzia delle Entrate, regime forfetario.

Due dettagli che valgono soldi veri. Il primo: il regime "non prevede una scadenza legata ad un numero di anni di attività", ma "cessa di avere efficacia a partire dall'anno successivo a quello in cui viene meno anche solo uno dei requisiti di accesso". L'aliquota ridotta al 5%, invece, è legata ai primi cinque anni. Il secondo: nel forfettario il reddito si calcola in modo forfetario, quindi le spese reali in linea di principio non si deducono una per una. È un regime che conviene a chi ha pochi costi e può penalizzare chi ne ha molti, incluse le commissioni di un'agenzia. Fai fare il confronto con la contabilità ordinaria sui tuoi numeri, non su quelli medi di qualcun altro.

L'IVA quando chi ti paga è una società estera

È la parte in cui più persone sbagliano con la massima sicurezza, quindi andiamo piano.

La regola generale sulla territorialità dei servizi sta nell'articolo 7-ter del DPR 26 ottobre 1972, n. 633: quando il servizio è reso a un soggetto passivo, si considera effettuato nel territorio dello Stato solo se quel soggetto è stabilito qui (Normattiva). Se chi riceve il servizio è un'impresa stabilita fuori dall'Italia, l'operazione non rientra nell'IVA italiana e l'imposta viene assolta a destinazione, con il meccanismo dell'inversione contabile quando la controparte è in un altro Stato UE.

Prima di applicare quella regola servono però due informazioni che nessun articolo può darti:

  1. Quale società ti paga. L'entità contraente è indicata nei termini di servizio della piattaforma e le strutture societarie cambiano nel tempo. Controllala tu, oggi, prima di dare qualcosa per scontato. Se è stabilita fuori dall'Unione europea, il trattamento formale non è lo stesso che avresti con una controparte UE.
  2. Come viene qualificata l'operazione. C'è chi sostiene che sia la creator a rendere un servizio alla piattaforma, e chi sostiene che la creator venda direttamente agli abbonati e la piattaforma faccia da intermediaria. Non è una sottigliezza accademica: cambia completamente il luogo di tassazione e quindi la fattura. È esattamente il punto su cui si paga un commercialista.

C'è poi il lato opposto, quello dei servizi che ricevi da fornitori esteri: software, pubblicità, servizi di gestione. Lì entra in gioco il reverse charge, e la posizione di chi sta nel regime forfettario ha regole proprie. Mettilo nella lista delle domande al professionista invece di improvvisare in fattura.

Serve l'iscrizione al VIES?

Il VIES è l'archivio dei soggetti autorizzati a effettuare operazioni intracomunitarie: riguarda quindi le operazioni con soggetti stabiliti in altri Stati membri dell'Unione europea. Se la società che ti paga non è stabilita nell'UE, il VIES non è il registro che risolve il tuo problema, e iscriversi per abitudine non rende corretta una fattura sbagliata.

L'opzione si esercita con la dichiarazione di inizio attività o successivamente, e l'Agenzia delle Entrate "include immediatamente il numero di partita Iva nell'archivio Vies al momento della ricezione dell'opzione". C'è anche un'uscita automatica: l'esclusione scatta per chi non presenta alcun elenco riepilogativo per quattro trimestri consecutivi, con effetto a sessanta giorni dalla comunicazione (Agenzia delle Entrate). Se ti iscrivi e poi non presenti nulla, il sistema ti toglie da solo.

La sequenza giusta è quindi: prima stabilisci dove è stabilita la controparte, poi decidi se il VIES serve, poi fatturi.

I contributi INPS: la gestione separata

Le tasse non sono l'unica uscita. Chi esercita per professione abituale un'attività di lavoro autonomo e non è coperto da un'altra forma di previdenza obbligatoria né da una cassa di categoria rientra nella gestione separata INPS, con iscrizione e versamenti propri (INPS).

I contributi si versano con F24, in acconto e saldo, agganciati ai tempi della dichiarazione dei redditi. L'aliquota della gestione separata cambia di anno in anno, insieme al massimale e al minimale, e qui non troverai una percentuale non verificata: prendi il dato dalla pagina INPS aggiornata o dal tuo commercialista prima di fare il budget dell'anno. Due conseguenze pratiche, però, valgono sempre:

  • Il contributo si calcola sul reddito, quindi il primo anno pieno arriva con un conto doppio: il saldo dell'anno appena chiuso più l'acconto di quello in corso.
  • Nel regime forfettario l'imposta sostitutiva è solo una parte del costo. Se pianifichi accantonando solo il 15%, il contributo INPS ti arriva addosso senza preavviso.

L'abitudine che salva i conti è banale: un secondo conto corrente, e ogni volta che arriva un bonifico dalla piattaforma sposti lì una percentuale fissa lo stesso giorno. Quanto, te lo dice il commercialista una volta sola, sui tuoi numeri.

Cosa conservare

Mensilmente, senza eccezioni:

  • Gli estratti dei guadagni scaricati dalla piattaforma per ogni mese, in file, non come screenshot.
  • Gli estratti conto del conto dedicato all'attività, tenuto separato da quello personale.
  • Le fatture emesse e la documentazione di quelle ricevute, con l'indicazione del cambio applicato quando l'incasso è in valuta estera.
  • Le fatture dell'agenzia o i suoi rendiconti di commissione, se lavori con una.
  • Le ricevute di ogni spesa, con una riga che spiega a cosa serviva.

Un punto specifico di questo lavoro: sapere sempre se la cifra che stai guardando è lorda o già al netto della commissione della piattaforma e di quella dell'eventuale agenzia. Mescolare i due numeri è il modo più comune per sbagliare la dichiarazione in buona fede.

Sulla conservazione vale anche un discorso di privacy. Tieni i documenti fiscali in una cartella cifrata, separata dall'archivio dei contenuti, soprattutto se non hai fatto coming out: il tema è trattato in dettaglio nella guida su come guadagnare su OnlyFans in anonimo.

Privacy: cosa vede il fisco e cosa vedono gli abbonati

Sono due mondi che non si toccano. L'Agenzia delle Entrate vede il tuo nome anagrafico, il codice fiscale, i ricavi e i costi, perché è il suo lavoro. I tuoi abbonati non vedono niente di tutto questo: i dati fiscali stanno nelle dichiarazioni e nei registri, non sul profilo, e avere una partita IVA non pubblica il tuo nome in nessun posto che un fan possa consultare.

L'attrito nasce sui documenti che escono dalla tua sfera privata: una fattura emessa a un terzo porta il tuo nome anagrafico e il tuo domicilio fiscale. È lì che conviene appoggiarsi a intermediari, dal commercialista a un domicilio professionale.

Se hai rettificato l'attribuzione di sesso o cambiato nome all'anagrafe, l'ordine degli aggiornamenti conta: documento d'identità, poi Agenzia delle Entrate e INPS, poi la banca su cui ricevi i bonifici, e solo alla fine la piattaforma e i processori di pagamento. Il guaio più frequente è proprio l'ultimo passaggio: se il nome del conto bancario smette di coincidere con quello registrato sulla piattaforma, un pagamento può restare bloccato finché non lo sistemi. La procedura di verifica lato piattaforma è spiegata nella guida alla verifica dell'identità su OnlyFans per persone trans.

Dove si inserisce un'agenzia

Un'agenzia di gestione come Bunny Agency non tiene la tua contabilità e non presenta i tuoi modelli: lavora a percentuale sugli incassi, senza costi di attivazione, e si occupa di chat, marketing e configurazione della privacy. Dal punto di vista fiscale contano due cose. La commissione deve arrivarti documentata, perché senza documento un costo non esiste in contabilità; e nel regime forfettario quella commissione, come tutte le altre spese, non si deduce analiticamente, quindi va messa nel conto quando decidi il regime. Come è strutturata la percentuale è spiegato in quanto prende un'agenzia OnlyFans e nella pagina prezzi.

Questo non è un parere fiscale

Questo articolo spiega regole pubblicate e cita le pagine ufficiali in cui sono scritte, ma non sostituisce un commercialista. Il tuo codice ATECO, il regime che ti conviene, la qualificazione IVA del rapporto con la piattaforma e l'inquadramento previdenziale dipendono da dettagli della tua situazione che un articolo non può vedere. Cerca un professionista che abbia già seguito casi di piattaforme di abbonamento e chiedigli i suoi criteri per iscritto. Un'ora pagata bene all'inizio costa molto meno di un accertamento tre anni dopo.

Domande frequenti

Devo dichiarare i soldi guadagnati su OnlyFans?

Sì. Se hai la residenza fiscale in Italia, quello che incassi da OnlyFans è reddito imponibile e va in dichiarazione. Non cambia nulla il fatto che la piattaforma abbia sede all'estero, che il pagamento arrivi in dollari, che tu usi un nome d'arte o che il denaro resti fermo nel saldo della piattaforma prima del bonifico. Il reddito è tuo e si dichiara.

Serve la partita IVA per OnlyFans?

Serve quando l'attività è abituale, cioè continuativa e organizzata, e in quel caso si apre prima di iniziare. La legge non indica una cifra in euro oltre la quale scatta l'obbligo, quindi diffida dei post che ne citano una: il numero che gira più spesso riguarda i contributi sul lavoro occasionale, non la partita IVA. Fai valutare il tuo caso a un commercialista.

Quale codice ATECO si usa per OnlyFans?

Non ne esiste uno scritto per chi vende contenuti per adulti in abbonamento su internet. In pratica si usano codici che descrivono la produzione di contenuti audiovisivi, le attività artistiche o di spettacolo, oppure altri servizi. La scelta pesa, perché il codice determina il coefficiente di redditività nel forfettario: fattela motivare per iscritto dal tuo commercialista prima di presentare il modello.

Le fatture verso OnlyFans hanno l'IVA?

Dipende da dove è stabilito chi ti paga e da come viene qualificata l'operazione. La regola generale dell'articolo 7-ter del DPR 633/1972 colloca i servizi resi a un soggetto passivo nel Paese in cui quel soggetto è stabilito, quindi fuori dall'IVA italiana se è stabilito all'estero. La qualificazione corretta del tuo rapporto con la piattaforma la deve stabilire un commercialista.

Devo pagare i contributi INPS?

Chi esercita per professione abituale un lavoro autonomo e non è coperto da un'altra forma di previdenza obbligatoria o da una cassa di categoria rientra nella gestione separata INPS. I contributi si versano con F24 in acconto e saldo, collegati alla dichiarazione dei redditi. L'aliquota cambia di anno in anno: prendila dalla pagina INPS aggiornata, non da un blog.

L'Agenzia delle Entrate può sapere quanto guadagno?

Sempre di più. Esiste un quadro europeo di scambio automatico di informazioni sui dati dei venditori che operano tramite piattaforme digitali, e i tuoi incassi arrivano comunque su un conto bancario intestato a te, quindi lasciano traccia. Non ho potuto verificare da fonti ufficiali se OnlyFans comunichi dati per questa via: pianifica come se potesse succedere.

Fonti

  1. Regime forfetario: le regole — Agenzia delle Entrate, 2026
  2. Regime agevolato forfettario: scheda informativa — Agenzia delle Entrate, 2026
  3. Inclusione nell'archivio VIES: come avviene — Agenzia delle Entrate, 2025
  4. Iscrizione dei liberi professionisti alla Gestione separata — INPS, 2026
  5. DPR 26 ottobre 1972, n. 633 (disciplina dell'IVA, articolo 7-ter sulla territorialità dei servizi) — Normattiva, 1972
  6. Classificazione delle attività economiche ATECO 2025 — Istat, 2025

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